Quando parliamo di trapianto di capelli, la domanda implicita è sempre la stessa: “Quanti capelli avrò?”. La risposta onesta è: dipende.
Non è una fuga: è la realtà clinica. Ogni paziente è un caso unico, perché unica è la biologia del capello, la storia della calvizie, la qualità della zona donatrice e la visione estetica del risultato.
La chirurgia segue protocolli, certo; ma il progetto è sempre sartoriale.
👉 Per capire da dove si parte e dove si può arrivare, la base è una diagnosi rigorosa: Tricoscopia e dermoscopia e una valutazione seria della zona donatrice: Analisi del cuoio capelluto durante la Visita pre intervento.
1) Differenze nel tipo e nella progressione della calvizie
Non esistono due calvizie identiche.
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Estensione: frontale, mid-scalp, solo corona/vertex o diradamento diffuso.
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Stadio: definito da Classificazione di Norwood; utile a prevedere l’evoluzione.
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Miniaturizzazione: in alcuni casi i follicoli sono ancora vitali (rispondono alle terapie), in altri sono atrofici.
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Età di esordio: quanto prima inizia, tanto più serve combinare chirurgia e terapia medica come Terapie combinate, Finasteride e Minoxidil.
👉 Se la calvizie non è androgenetica o è attiva/infiammatoria, la priorità diventa la stabilizzazione (no bisturi) vedi: Altre forme di alopecia & Quando non indicato.
2) Caratteristiche anatomiche e fisiologiche del cuoio capelluto
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Spessore cutaneo e vascolarizzazione: con l’età la cute può assottigliarsi e irrorarsi meno → occorrono incisioni più delicate e densità più conservative.
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Elasticità: cute rigida = estrazione e impianto più complessi.
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Dermatiti/cicatrici: vanno trattate o considerate nella pianificazione vedi: Dermatite, forfora e psoriasi; per cicatrici: Trapianto su cicatrici.
3) Qualità e riserva della zona donatrice
La nuca è la tua cassaforte. I numeri? Indicativi, ma utili a inquadrare:
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Densità media: ~65–100 UF/cm².
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Capacità estraibile (senza danneggiare): pianificata caso per caso.
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Calibro/colore: capelli più spessi e poco contrastati con la cute coprono meglio.
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Canizie: può ridurre la visibilità intraoperatoria, non la qualità del risultato.
Se la riserva è scarsa, si valuta un supporto selettivo con BHT (Body Hair Transplant), privilegiando la barba per calibro e ciclo (petto/braccia: opzione di nicchia).
4) Età e aspettative del paziente
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< 30 anni: spesso calvizie instabile, con evoluzione ancora imprevedibile. In questi casi il trapianto deve essere conservativo, con hairline matura e accompagnato da terapia di mantenimento, per evitare il classico “capolavoro di oggi” che diventa un’isola domani vedi: Trapianto nei giovani.
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30–50 anni: rappresenta la fascia ideale per la maggior parte dei pazienti.
In questo range, la calvizie è spesso più prevedibile e stabilizzata, pur essendo ancora in una fase evolutiva.
Qui si può puntare a un intervento più completo, con densità equilibrata e ricostruzione armoniosa delle aree frontali e mediane, pianificando comunque un possibile “secondo tempo” futuro (soprattutto per la corona/vertex).
Sono i pazienti che generalmente ottengono il miglior compromesso tra qualità della zona donatrice, stabilità della perdita e capacità di guarigione. -
> 50 anni: il quadro è in genere più stabile, ma la cute tende a essere più sottile e meno elastica, con tempi di guarigione più lenti. Qui serve una tecnica delicata e una pianificazione che tenga conto delle caratteristiche fisiologiche, senza spingere eccessivamente sulla densità. Per questi fattori sopra i 50 anni si predilige sempre utilizzare il trapianto di capelli con Tecnica DHI
5) Obiettivi estetici e fattori psicologici
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C’è chi desidera una hairline naturale e chi invoca la massima densità in una seduta. La verità sta nel mezzo: estetica sì, ma sostenibile.
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Il “dense pack” indiscriminato può stressare la vascolarizzazione e ridurre la sopravvivenza degli innesti pertanto va strudiato bene, ed è supportato con terapie pre intervento solo su calvizie non troppo avanzate. .
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Il compito del consulente è educare, proteggere dagli eccessi e orientare verso scelte coerenti con fisionomia e futuro.
6) Tecnica chirurgica più adatta: FUE, DHI o combinate
Non è una gara tra scuole di pensiero, è una scelta funzionale al caso.
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FUE: grande versatilità d’estrazione; punch micro-calibrati, cicatrici puntiformi.
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DHI: impianto con implanter, utile per capelli lunghi, direzione/angolo molto controllati.
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Combinata FUE + DHI: frequente nelle ricostruzioni raffinate (hairline e transizione).
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Capelli ricci/afro: traiettorie curve → estrazione “curvilinea” dedicata Trapianto Afro.
👉 Se vuoi capire le differenze operative: Differenza tra FUE e DHI.
👉 E per chi ama la tecnica: Attrezzi in sala operatoria & Protocolli di sicurezza.
Come si traduce tutto questo nella pratica (distribuzione per aree)
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Frontale: priorità estetica; UF singole, hairline sfumata, direzioni variabili → naturalezza Gestione delle unità follicolari.
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Mediana: volume e copertura; UF doppie/triple, densità bilanciata.
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Corona/vertex: pattern a spirale, consumo di UF elevato, impatto estetico minore → spesso fase 2.
La sequenza tipica (salvo eccezioni sensate): frontale → mediana → corona, con pianificazione pluriennale.
Fatti chiari, decisioni sagge (la mia opinione professionale)
Il trapianto non è “quanti innesti mettiamo” ma dove, come e perché.
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Prima si diagnostica e stabilizza con PRP & Mesoterapia.
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Poi si progetta in base a riserva donatrice e fisionomia.
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Infine si mantiene: cura della cute, terapia nei non trapiantati, controlli programmati
Questa è la via per risultati belli oggi e credibili domani.
👉 Per un approfondimento meno battuto ma illuminante: Microbiota del cuoio capelluto — perché un terreno sano migliora tutto: comfort, guarigione, resa estetica.
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